01 Feb

Perchè mio figlio non vuole dormire?

“Perché mio figlio non vuole andare a dormire?” Ho sentito ripetere molte volte questa domanda, insieme alla frase “Mio figlio combatte il sonno”. Vediamo insieme cosa può esserci dietro questo comportamento che viene letto come avversione al sonno.

I bambini, qualunque sia la loro età, hanno un bisogno primario di sonno e sono predisposti per poterlo soddisfare.
Perché allora combattono il sonno?  I motivi possono essere diversi, nella mia esperienza con genitori e bambini sono  2 o 3 quelli che ricorrono.
 
Innanzitutto spesso i bambini sono troppo stanchi quando viene proposto loro di andare a dormire e quando un bambino è stanco ha molta più difficoltà ad addormentarsi. Inoltre, andando a letto sempre quando è molto stanco, si ripeterà un’esperienza negativo con il sonno, di nervosismo del bambino, agitazione, pianto, difficoltà a lasciarsi andare al sonno, nervosismo dei genitori.
Con minore frequenza si verifica anche la situazione inversa, ovvero bambini che vengono portati a dormire quando ancora non hanno sonno e quindi, giustamente, non riescono ad addormentarsi e si innervosiscono se il genitore insiste.
Cosa fare in queste situazioni? Osservate e ascoltate i vostri bambini, quando ci sono i primi cenni di stanchezza proponete loro di andare a dormire, vi consiglio di fare in modo che per quel momento siano già pronti per la nanna (pigiamino e pannolino, se necessario) così da evitare  eventuali momenti di agitazione o discussioni dovuti al fatto che il bambino è stanco e non vuole cambiarsi.
Quando manifesta i primi segnali di stanchezza è il momento giusto per andare a dormire e condividere un rituale dell’addormentamento che renda quel momento piacevole e rilassante.
“Mio figlio dà segnali di sonno solo quando ormai è stanchissimo e  nervoso, come posso fare?”
Il bambino può non dare segnali evidenti della sua stanchezza finché non arriva ad essere molto nervoso. Può essere utile appuntarsi per alcune sere di seguito l’orario in cui manifesta stanchezza e portarlo a dormire un pochino prima, anticipando l’orario finché viene individuato il momento giusto per quel bambino. I segnali di stanchezza potrebbero non essere visibili (o non colti) perché il bambino nell’ora che precede la nanna è impegnato in attività eccitanti, come ad esempio giochi sonori o luminosi, televisione, tablet, telefonino, corse, salti, ecc ….
Quando il bambino è impegnato in qualcosa di “attivante” è difficile coglierne i segnali di stanchezza, allo stesso tempo sarà anche molto difficile per lui staccare e rilassarsi per lasciarsi andare al sonno.
Per questo motivo consiglio sempre ai genitori di favorire momenti tranquilli e rilassanti prima di dormire, evitando le situazioni “attivanti” come quelle descritte in precedenza.
Un altro motivo ricorrente, in parte legato al primo, riguarda le situazioni in cui i bambini non vogliono lasciare ciò che stanno facendo, o gli altri componenti della famiglia, in particolari fratelli più grandi che magari hanno orari diversi. In questa situazione può essere di aiuto cominciare a creare un ambiente rilassante, poco stimolante e poco interessante, in modo che non diventi difficile per il bambino lasciarlo.
Un ulteriore motivo legato alla difficoltà ad andare a dormire riguarda la sicurezza che il bambino sente nel separasi dal genitore. Questo è un aspetto che può variare nel tempo, in concomitanza con le esperienze che il bambino fa durante la giornata.
Andare a dormire è una forma di separazione, sia che il bambino dorma con i genitori che nella sua camera. In ogni caso lasciarsi andare al sonno significa chiudere con il mondo condiviso con i genitori. Questo momento può rappresentare un problema se il bambino non ha soddisfatto il suo bisogno di relazione e  vicinanza con il genitore durante la giornata (è la qualità della relazione oltre al tempo che si passa con il bambino, il fatto che si senta accudito e accolto nei suoi bisogni sia fisici che psicologici).
Ci sono poi particolari momenti in cui il bambino ricerca maggiormente i genitori per sentirsi sicuro in concomitanza con periodi di “crisi” (nel senso di cambiamento) conseguenti a momenti di crescita o cambiamenti esterni, come l’ingresso all’asilo nido, la nascita di un fratellino e tanti altri. Altri momenti in cui i bambini hanno bisogno di un maggiore accudimento sono quelli in cui non stanno bene fisicamente, ma forse questo appare più comprensibile.
Se il bambino dorme nel lettino con le sbarre, potrebbe viverlo in maniera negativa e come un impedimento alla sua libertà di movimento e anche come semplice ostacolo alla vista. In questo caso puoi proporgli un lettino in stile montessoriano che gli permetta di entrare e uscire in piena autonomia.
 
Qual è la tua esperienza? Hai altri suggerimenti a riguardo? Puoi lasciare il tuo commento qui sotto!

 

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