05 Lug

“Mio figlio combatte il sonno”

mio figlio combatte il sonno

 “Mio figlio combatte il sonno”

Questa è una frase che ho sentito pronunciare diverse volte dai genitori,

com’è possibile che un bambino combatta il sonno quando questo è uno dei bisogni primari insieme a quello di relazione e di nutrirsi?

Con quasi tutti i genitori che mi hanno riportato questa frase siamo sempre arrivati alla conclusione che si trattava di bambini che dormivano troppo poco.

Quello che viene interpretato spesso come un combattere il sonno, non volersi assolutamente addormentare, è invece il suo esatto opposto, si tratta infatti di bambini che sono molto stanchi e che non hanno ancora una loro modalità di addormentamento che li aiuti nel passaggio dalla veglia al sonno. Sono bambini che quando sono proprio arrivati al limite o vengono comunque portati a dormire non sanno proprio come fare.

Possono avere pochi mesi come di due o tre anni, la mancanza di sonno si manifesta spesso nello stesso modo.

Quindi, “mio figlio combatte il sonno”. Che fare in questi casi?

E’ importante cominciare a riconoscere i segnali di sonno del bambino e fare in modo che per quel momento il piccolo possa già essere portato a dormire senza dovere cominciare lunghi rituali di cambi di pannolino e pigiamino con i quali potrebbe innervosirsi, agitarsi e quindi allontanarsi decisamente da quella fase di tranquillità e rilassamento necessaria per potersi abbandonare ad un sonno sereno e ristoratore.

Ma quali sono questi segnali? C’è il bambino che sbadiglia chiaramente o si stropiccia gli occhi, chi comincia a lagnare, chi a piangere, c’è il bambino che diventa particolarmente attivo (comportamento che non aiuta i genitori a comprendere la reale stanchezza del piccolo). A volte c’è anche la speranza dei genitori che facendo addormentare il bambino quando è più stanco dormirà per più tempo o più profondamente … invece accade proprio il contrario …

Ricordare una cosa è importante:

non ci sono bambini che non vogliono dormire o per i quali è impossibile farlo serenamente

E’solo questione di capire qual è la giusta strada per quel bambino, il suo orario, il rituale che lo aiuta a rilassarsi e il clima prima della nanna che favorisce questo momento.

In quei casi nei quali non si tratta solo di eccessiva stanchezza (ovvero la stanchezza eccessiva è un fattore che interviene in un secondo momento)

può essere un  fattore relazionale a causare la difficoltà del bambino ad addormentarsi: si tratta della sua paura di separarsi dal genitore, di “perderlo”, oppure che non sia disponibile quando ne avrà bisogno

Questo può accadere quando il piccolo sperimenta un soddisfacimento intermittente durante la giornata dei suoi bisogni di contatto, contenimento, relazione oppure quando i genitori non salutano il bambino quando se ne vanno ma “spariscono” sperando che così il bambino soffra meno. In entrambi i casi il bambino non si sente sicuro, non è certo che una volta addormentato il genitore sarà disponibile vista l’esperienza della giornata. Inoltre durante la notte i bambini risperimentano  ciò che accade durante la giornata per cui potrebbero anche svegliarsi di frequente per bisogno i controllare la presenza e la disponibilità dei genitori.

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