15 Ott

L’estinzione graduale

pianto nanna

L’estinzione graduale … mette i brividi solo a scriverne il nome  …

Ma di cosa parliamo? Di un metodo per  fare dormire i bambini che ha avuto ampia diffusione in seguito alla pubblicazione del famoso libro “Fate la nanna” di Estvill, De Béhar edito da Mandragora.

Questo metodo consiste nel lasciare piangere il bambino per una quantità di tempo sempre crescente in modo che “si abitui” ad addormentarsi da solo nel suo lettino senza essere confortato dai genitori per periodi di tempo sempre maggiori, fino ad arrivare anche a mezz’ora o un’ora. E questo per bambini di qualunque età, per un bimbo di 3 mesi come di 3 anni. Io sono madre e non riesco a tollerare il pianto dei miei figli neanche un secondo senza intervenire.

So che non potrò togliere loro tutti i disagi e le sofferenze che vivranno nel corso della loro vita, voglio però stare loro accanto per confortarli e fargli sentire che su di me possono contare, solo così impareranno a contare su loro stessi.

Chi mi conosce e ha letto ciò che scrivo saprà che io condivido il pensiero scientifico1 che ritiene che un bambino abbia in sé le potenzialità per addormentarsi nel suo lettino in relativa autonomia a partire dai 4/6 mesi (questo significa che può, non che deve). Il punto cruciale risiede nel fatto che per  sviluppare le sue autonomie un bambino ha bisogno di sapere che i genitori ci sono e ci saranno SEMPRE quando lui avrà bisogno. Lo sviluppo di una sana autonomia ha come precursore e compagna di viaggio una buona dipendenza dal genitore. E’ proprio la presenza rassicurante del genitore nei momenti di difficoltà, espressi dal bambino con il pianto, che gli dà modo di sentirsi sicuro, crescere e diventare autonomo.

A volte mi chiedo, prima della pubblicazione del libro di Estivill i bambini non venivano lasciati piangere? Allora penso a quanto mi raccontò qualche tempo fa un’amica e collega. La mia amica mi ha raccontato dei ricordi della madre che aveva difficoltà con il sonno del figlio e ascoltò il consiglio di lasciare piangere il bambino, senza neanche andare a confortarlo. Si ricorda che stava dietro la porta a piangere anche lei con il cuore straziato. Perché non è intervenuta? Io non lo so, non conosco questa signora e non mi permetterei di chiederglielo. L’idea che mi sono fatta è che spesso sono genitori stanchi, che possono vivere un momento di insicurezza, a volte forse i cui bisogni profondi non sono stati ascoltati per cui alla fine quanto proposto non sembra così assurdo. E poi nella maggior parte dei casi “funziona” (anche se a caro prezzo).

Tra l’altro lo stesso Estivill qualche anno fa ha ritrattato dichiarando pubblicamente che gli studi scientifici degli ultimi anni hanno dimostrato che l’estinzione graduale non è adatta a bambini sotto i 3 anni. E’ già un passo avanti (anche se secondo me forzato), mi sembra una follia che dichiari ancora che sopra i 3 anni può essere utilizzato. A quell’età un bambino parla e si muove in autonoma, bisogna letteralmente imprigionarlo per lasciarlo piangere…… mah…

Amiamo i nostri figli come vorremmo essere amati noi e come avremmo  voluto essere amati da bambini.  L’ascolto e l’attenzione sono l’arma migliore per avere la loro attenzione, non l’indifferenza.

1 Brazelton T. B. “Il bambino da o a 3 anni” Rizzoli 2003

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