29 Ott

Piccole relazioni tra bimbi

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Ci sono due bambini di circa due anni, sono vicini, giocano, si guardano, riescono a condividere un gioco con lo sguardo per pochi attimi e poi uno lo strappa di mano all’altro che piange…. poi però non si arrende e torna alla riscossa per riprendersi il suo gioco!

Questo è un piccolo flash di come sono le piccole relazioni tra bimbi non mediate dagli adulti. Eh sì, i bambini fino a circa tre anni non hanno la capacità di condividere e giocare insieme, si relazionano tra loro giocando vicini, non insieme, possono litigare, piangere, avere la meglio sull’altro, c’è chi soccombe con maggiore facilità e chi non lascia niente di intentato e fa di  tutto pur di ottenere ciò che vuole. D’altra parte non è quello che chiediamo ai nostri figli quando sono più grandi? Impegno e determinazione?

La rabbia e l’aggressività sono emozioni “normali” che i bambini provano nelle situazioni di conflitto, sono emozioni presenti a tutte le età ed è importante che il bambino si senta libero di provarle senza che vengano riconosciute come qualcosa di “cattivo”, che non va bene.

Stare accanto a un bambino che si arrabbia e diventa aggressivo perché, ad esempio, gli è stato tolto un gioco, è un’occasione per aiutarlo a riconoscere e validare ciò che prova, aiutandolo però nella modulazione dei suoi comportamenti. Il bambino ha bisogno di sperimentare che fa male ad un altro bambino per poterlo capire e cambiare poi il suo comportamento. Ma non è sgridandolo che ciò avverrà, bensì mostrandogli ciò che è accaduto senza colpevolizzarlo. Solitamente quando un bambino piccolo fa male ad un altro, non aveva quell’intenzione, per questo motivo ha bisogno di un adulto paziente che lo accolga e che gli spieghi con calma cosa accade quando lui si comporta così.

Se noi mostriamo comprensione con i bambini e condivisione delle loro emozioni, lo stesso faranno loro  con i coetanei.

Non è imponendo regole rigide e con l‘uso di punizioni che si ottiene l’empatia e la comprensione dell’altro ma con l’esempio. Il bambino impara dall’adulto osservando il suo comportamento, non ascoltando le sue parole.

Il comportamento può essere rafforzato dalle parole ma quando s i dice una cosa e se ne fa un’altra (ad esempio si dà una sculacciata ad un bambino dicendo che non deve fare male agli altri bambini) in quel momento l’adulto è in contraddizione e il bambino non ascolterà le sue parole, bensì continuerà a seguire il suo esempio: se fai qualcosa che non va bene ti “punisco”.

Capita spesso che i comportamenti che interpretiamo come aggressivi, sono solo dei “maldestri” tentativi del bambino di entrare in comunicazione con gli altri, perché il piccolo non ha ancora sviluppato i mezzi adatti (come la comunicazione verbale) per relazionarsi con chi gli sta intorno.

Come dicevamo prima non capisce che fa male all’altro bambino, non si tratta di aggressività vera e propria, ma di un modo inadeguato e inappropriato di rapportarsi con gli altri. Infatti negli asili nido i graffi e morsi sono all’ordine del giorno, fino ai 4/5 anni ai bambini manca la proprietà di linguaggio per esprimere la gamma dei loro sentimenti e desideri.

Vediamo qualche suggerimento per stare vicino ai bambini in queste situazioni e aiutarli.

Ad un anno spiegare semplicemente la differenza tra oggetto inanimato e bambino, fare  capire al bambino l’effetto delle sue azioni. Il bambino ricerca una reazione nell’altro proprio per capirla e comprenderla.

A due anni: aiutare ad accettare l’altro, fare capire al bambino l’effetto delle azioni, esplicitare il divieto “Non si fa”. Chiedere al bambino perché l’ha fatto senza insistere e aspettarsi una risposta soddisfacente ma per guidare il bambino nell’esplorazione dei propri vissuti.

A tre anni: intervenire come a due anni aspettandosi qualcosa di diverso. Non utilizzare un tono accusatorio ma essere di aiuto al bambino per comprendere perché l’ha fatto.

A qualunque età è molto importante dare delle alternative. Il bambino non ha ancora molte competenze sociali e potrebbe non avere alternative su come comportarsi quando ad esempio vuole un gioco che ha un altro bambino. Anche rinforzare i comportamenti adeguati del bambino, quelli pro-sociali e in cui si fa rispettare è un buon modo per guidare il bambino verso l’acquisizione di competenze sociali.

Ci tengo a ribadire che è inutile e controproducente sgridarli, usare la violenza o minacciarli. Il bambino si comporterà allo stesso modo ma di nascosto e probabilmente con i più deboli. Se si ignora invece potrà alzare sempre di più il tiro per cercare il limite.

Oltre all’aggressività fisiologica ci sono altri motivi per cui i bambini persistono nei loro comportamenti aggressivi:

– I modelli che hanno davanti ai loro occhi, dai genitori agli altri adulti di riferimento, la televisione, i compagni a scuola.

– La ricerca di riconoscimenti negativi in assenza di quelli positivi. I bambini hanno bisogno di riconoscimenti, positivi o negativi che siano, è un riconoscimento alla loro esistenza. Se non ricevono sufficienti riconoscimenti positivi, tenderanno a ricercarne di negativi.

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