07 Gen

Segnali di gelosia tra fratelli, e non solo … Come riconoscerli e cosa fare

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Avere un fratello o una sorella è un dono unico e insostituibile, si può vivere e sperimentare un affetto profondo, complicità e competizione in un ambiente protetto.

Allo stesso tempo avere un fratello o una sorella significa non essere più l’unico figlio per il primogenito e non avere i genitori solo per sé per il secondo, terzo, …

Per quest’ultima ragione la gelosia, insieme alla rabbia, è un’emozione che le bambine e le bambini potranno naturalmente provare. A volte ci può essere gelosia anche per una cuginetta o un cuginetto appena nato che “ruba” l’attenzione della famiglia tutta, nonni compresi. Sono in crescita le famiglie allargate in cui i genitori che si separano ricostruiscono nuovi nuclei familiari, spesso anche con bambini avuti da relazioni precedenti. Anche in questo caso possono innescarsi delle gelosie tra bambini.

Ma quali sono i segnali della gelosia? Come riconoscerla?

Possono esserci manifestazioni molto evidenti della gelosia e della rabbia, ma anche alcune più mascherate. *

‐          Attacchi di rabbia: urla scalcia, grida

‐          “Capricci”: diventa ostinato ed esigente pretendendo sempre qualcosa senza essere soddisfatto

‐          Aggressioni esplicite verso il nuovo nato

‐          Competizione con i coetanei: la rivalità viene spostata

‐          Ambivalenza: un’azione tenera e affettuosa può trasformarsi in aggressività

‐          Proiezione della propria aggressività sul fratello, ovvero pensa che sia il fratello aggressivo e violento con lui

‐          Indifferenza e distanza, questo può portare a vivere in solitudine perché non viene ricercata la compagnia del fratello o della sorella.

‐          Aggressività vs i genitori.

‐          Rabbia verso altri adulti, ad esempio le maestre, è presente anche in questo caso uno spostamento delle emozioni.

‐          Distacco dai genitori (ostilità)

‐          Sottomissione per timore di perdere l’amore dei genitori

‐          Richieste di contatto e continue rassicurazioni

‐          Regressione

‐          Tristezza: pianti, maggiore sensibilità alle frustrazioni

‐          Incidenti : è una richiesta implicita di attenzioni, può anche essere un modo di punirsi se il bambino sente una forte rabbia

‐          Somatizzazioni: mal di pancia, mal di testa.

‐          Autosvalutazione, insicurezza: il bambino o la bambina non ha fiducia in sé, svaluta le sue capacità e possibilità.

‐          Apparente maggiore maturità, in realtà è solo compiacenza per attirare a sé la benevolenza degli adulti.

‐          Ansia verso l’incolumità del fratello.

‐          Paure nuove o eccessive di animali e mostri: anche in questo caso l’aggressività viene proiettata (cioè spostata) altrove.

‐          Diniego: il bambino o la bambina nega a se stesso l’emozione “scomoda” di rabbia o gelosia e la sostituisce con una eccessiva affettuosità.

‐          Esibizionismo: per attirare a sé l’attenzione.

‐          Difesa eccessiva del proprio spazio e dei propri oggetti.

Come comportarsi di fronte alle manifestazioni di rabbia e gelosia dei bambini nei confronti di nuovi nati o bambini che, in qualche maniera, si inseriscono nella famiglia?

Questo è un momento molto delicato in cui il bambino, con il suo comportamento, ci sta comunicando qualcosa. Anziché “smascherarlo” dicendogli chiaramente che è geloso, possiamo confrontarlo sulla rabbia se la esprime chiaramente e offrirgli la nostra comprensione. Comprendere un sentimento non significa accettare anche l’eventuale comportamento associato, ad esempio l’aggressività o la violenza.

Sicuramente sgridate e punizioni risultano inefficaci in quanto il bambino ha bisogno in realtà di rassicurazioni e attenzioni.

Possiamo quindi intensificare per un periodo le nostre attenzioni nei suoi confronti e le nostre manifestazioni di affetto, proporgli di fare qualcosa insieme.

Tutto ciò che è volto a rinforzare la sua sicurezza emotiva e l’accettazione dei suoi sentimenti avrà un effetto positivo!

* Grazia Honneger Fresco, Tiziana Valpiana – Abbiamo un bambino – Guida per i nuovi genitori” Edizioni Del Baldo

28 Ott

Si torna all’ora solare, come reagiranno i bambini a questo cambiamento?

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Domenica 30 ottobre si tornerà all’ora solare, ovvero le lancette andranno portate indietro di un’ora visto che le avevamo portate avanti in primavera.

Ma come reagiranno i bambini a questo cambiamento? Quanto tempo impiegheranno ad adattarsi? E come possiamo aiutarli?

Si dice che dormiremo un’ora in più, cioè in realtà potremo restare a letto per più tempo. Teniamo però in considerazione che il nostro organismo, e quello dei nostri bambini, sarà ancora sintonizzato  sull’orario precedente per cui, in alcune situazioni, potrebbe farsi sentire l’appetito in momenti diversi dagli orari a cui siamo abituati così come il sonno.

L’adulto ha maggiore consapevolezza di ciò che sta avvenendo, il bambino ha bisogno di essere accompagnato e guidato in questo cambiamento. A volte basta la giornata di domenica come “cuscinetto” per il cambio delle abitudini mentre alcune persone (e alcuni bambini, in particolare i più piccoli) potrebbero avere bisogno di qualche giorno in più.

Alcuni consigli per accompagnare i bambini verso questo cambiamento in maniera graduale:

  • Anticipare di 10-20 minuti la cena in modo da anticipare anche l’orario per andare a letto. Questo può essere fatto già dal venerdì o dal sabato precedenti proprio per agire con gradualità.
  •  Più il bambino è piccolo più è difficile per lui modificare il suo ritmo sonno veglia. Per questo motivo in particolare  sotto i due/tre  anni di età la gradualità è particolarmente importante, cominciare quindi qualche giorno  prima del cambio dell’ora ad anticipare gradualmente l’orario è particolarmente importante.
  • Se siete insegnanti privilegiate nelle prime ore della mattina attività “leggere”, che non richiedano particolare concentrazione ai bambini poichè potrebbero risentire del cambio per qualche giorno.

Infine, ricordiamoci sempre che

un bambino accolto e ascoltato si adatta con maggiore facilità ai cambiamenti in generale.

Se invece il bambino vive in un ambiente rigido nei suoi confronti,  assorbirà questa rigidità e la riproporrà in vari ambiti della sua esperienza e nelle sue relazioni.

Quindi ad esempio se siamo stati genitori molto rigidi con gli orari, è probabile che il nostro bambino abbia fatto sua questa rigidità e che abbia bisogno di più tempo per adattarsi ai cambiamenti.

Buon riposo!

04 Ott

Sonno e allattamento

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E’ vero che i bambini allattati al seno si svegliano la notte mentre quelli allattati  artificialmente no?

No, non è vero. Ho incontrato numerose mamme, papà e bambini ed ho potuto conoscere le relazioni e le situazioni più differenti.

Ho incontrato mamme che hanno allattato al seno per il primo anno di vita e anche oltre senza che questo implicasse  una maggiore frequenza di risvegli. Allo stesso tempo si rivolgono a me molti genitori per difficoltà con i risvegli notturni e i loro bambini non prendono più il latte della moro mamma. Anche co-sleeping e bed- sharing non sono direttamente collegati alla quantità e qualità dei risvegli notturni.

Quale relazione allora tra allattamento e sonno, due temi di cui si parla molto?

Il neonato allattato al seno tende a svegliarsi con maggiore frequenza (una o due volte in più) rispetto al bambino allattato con il latte in formula, qui parliamo comunque dei primi mesi, momento in cui la mamma vive una simbiosi con il bambino e può (o dovrebbe potere …) regolare anche i suoi tempi di riposo con quelli del neonato.

Oltre il 4/6 mese il numero di risvegli non dipende direttamente dal tipo di alimentazione del piccolo ma da tanti altri fattori quali la relazione di allattamento e l’uso anche che si può fare del biberon o di altri aiuti per dormire.

Tante mamme decidono di allattare di notte perchè quello per loro è un momento magico, di intimità e accudimento, perchè quel bambino richiede proprio quel tipo di relazione oppure perchè è la mamma a proporlo. Comunque quella diade madre bambino trova il suo equilibrio nell’allattamento notturno che può essere il proseguimento di quello diurno oppure a volte un modo di incontrarsi e stare insieme quando la mamma di giorno ha lavorato. In queste situazioni le mamme, e la famiglia, trovano un buon equilibrio anche con questo cambiamento nel loro sonno.

Ci sono invece altre mamme che soffrono molto per la mancanza di sonno, su di loro il sonno interrotto incide notevolmente a livello sia di umore che di energie durante la giornata. In questo caso non è comuqnue necessario rinunciare ad allattare il proprio bambino se è ciò che si desidera, è comunque possibile proseguire l’allattamento e recuperare le ore di sonno di cui si ha bisogno separando i due momenti.

Se hai scelto e hai potuto allattare il tuo bambino al seno e vuoi ancora proseguire, non rinunciare per la mancanza di sonno, non c’è una correlazione diretta, puoi recuperare il sonno pur allattando ancora la tua bambina o il tuo bambino.

Può essere sufficiente qualche piccolo accorgimento per conciliare il bisogno di dormire della mamma  e allattamento al seno.

 

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